A Catania, nei laboratori dell'St Microelectronics, sul fotovoltaico ci stanno lavorando da anni. Anche con insuccessi. Prima fra tutti la cella solare a film sottile polimerica (in plastica), a bassissimi costi produttivi ma intrinsecamente, tuttora, troppo fragile per sostenere la potente luce solare diretta.
Però, per Salvo Coffa, leader di questo filone di ricerche, questa è stata un'utile lezione. «Ci ha fatto capire qual è la strada giusta. Mantenere l'approccio sulle celle a film sottili ma anche tornare al più robusto silicio. Però nanotecnologico».
Sotto i dieci nanometri (miliardesimi di metro) piccoli cubi, cilindri o muretti di ossido di silicio (opportunamente drogati con molecole sensibili di germanio o di gallio) possono catturare e trasformare in elettricità le diverse lunghezze d'onda (colori) della luce solare. È il santo Graal del fotovoltaico: riuscire a usare tutto lo spettro luminoso, mentre oggi i chip correnti ne prendono soltanto il 20%, al più.
«Noi stiamo lavorando a pieno ritmo su questo approccio. Strati sottilissimi di silicio nanotech depositati su vetro. Impianti a ciclo continuo di stampaggio come quelli per gli schermi Lcs, che lavorano lastre di sei metri quadrati alla volta. Quindi bassi costi in produzione, ma sopra un film sottile in silicio (materiale abbondante) capace di giocare sui diversi colori della luce, fino al 30-40% di efficienza per pannello».
È questo, secondo Coffa, il secondo motore (oggi nascosto) di "Sun-to-Grid" , il progetto proposto a "Industria 2015" (il nuovo fondo per l'innovazione energetica lanciato dal ministero dello Sviluppo Economico). Il progetto si basa da un lato sull'idea di fondo del fisico dell'Università di Ferrara, Giuliano Martinelli, di spaccare la luce in vari colori e di trasformarla in elettricità con più chip fotovoltaici a basso costo (in film sottile) specializzati sui singoli colori. Risultato: sistemi fotovoltaici concentrati (come quello già ideato dall'Angelantoni) capaci di efficienze del 30 per cento. Dall'altro lato, però, l'approccio di St Microelectronics di Catania punta sì a trattare separatamente i diversi colori luminosi, ma tramite nanostrutture specializzate sullo stesso film sottile.
«Sono due trend integrabili. Noi tra tre o quattro anni usciremo con un normale pannello da tetto a film sottile ma a efficienza forse tripla agli attuali – dice Coffa – mentre loro potranno usare la nostra tecnologia nanotech per sistemi fotovoltaici a concentrazione, di tipo industriale (o per reti elettriche) a prestazioni elevatissime, e forse record».